Origini

Liutai Italiani del Novecento nelle collezioni del Museo del Violino
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La tradizione liutaria di Bologna affonda le sue radici nel Basso Medioevo ma è documentata solo a partire dalla fine del ’400. La costruzione di viole da braccio e liuti in città è giustificata dalla forte domanda di musica che il capoluogo emiliano ha sempre espresso: in origine per la massiccia presenza di giovani studenti di varie provenienze europee ed in seguito per la presenza di istituzioni vòlte alla musica colta e quella significativa di numerosi teatri.
Verso gli inizi del ’500 la consistente migrazione dalla Baviera del sud di abili “maestri di legname” e costruttori di liuti ha gettato le basi per l’Arte che nella lingua italiana porta ancora oggi lo stesso nome perfino quando riguarda tipologie di strumenti musicali assai diverse: la liuteria.
Questa, nella città di Bologna, ha sempre avuto una forte connotazione di creatività ed innovazione. Laux Maler, assimilato presto come “Luca de’ Leuti”, ne è un esempio mirabile: la nuova forma ch’egli diede al liuto rinascimentale lo rese celebre in tutto il mondo di allora.
Date queste premesse si comprende bene come sia stato facile, dopo l’invenzione del violino, che la città abbia ben risposto anche alla nuove richieste ed alle nuove esigenze strumentali. Sono ormai assodati il ruolo della Cappella di San Petronio nei confronti degli albori della moderna orchestra occidentale e quello del fecondo ambiente dell’epoca nei confronti dell’invenzione e dello sviluppo delle corde filate e del violoncello. Pur avendo mantenuto una buona continuità costruttiva di strumenti a pizzico, la Scuola si rinnova poi a metà Ottocento, verso gli strumenti moderni della famiglia del violino, con Raffaele Fiorini e i suoi allievi. La sua importanza arriva fino ai giorni nostri per aver contribuito alla rinascita della liuteria italiana.

(testo di Roberto Regazzi)