CD – Andrea Amati Carlo IX, le origini del violino

 

  • BIAGIO MARINI Sonata III, Variata per il violino
    Sonate op. VIII, Venezia 1629        

    BIAGIO MARINI Il Monteverde, Balletto Alemanno a violino e basso
    Affetti Musicali op. I, Venezia 1617       

    CLAUDIO MONTEVERDI Et è pur dunque vero, con sinfonie
    Scherzi musicali, Venezia 1632

    FRANCESCO CARUBELLI Brando, Spagnoletta, Corrente & Gagliarda
    Terpsichore Musarum, Wolfenbüttel 1612

    BIAGIO MARINI Capriccio per sonar tre parti con il violino solo a modo di lira
    Sonate op. VIII, Venezia 1629

    INNOCENTIO VIVARINO Sonata per il violino
    Il primo libro de motetti, Venezia 1620

    NICOLÒ CORRADINO Sonata a due, La Sfondrata
    Primo Libro de’ Canzoni francesi, Venezia 1624

     TARQUINIO MERULA Canzon XVII, La Monteverde
    Canzoni da suonare op. XVII, Venezia 1651

    TARQUINIO MERULA Nigra sum, sed formosa
    Motetti e sonate concertati op. VI, Venezia 1651

    GIOVANNI BATTISTA RICCIO Canzon a basso e soprano
    Il secondo libro delle Divine Lodi, Venezia 1614

    BIAGIO MARINI Romanesca per violino solo, e basso se piace
    Arie madrigali et correnti op. III, Venezia 1620

    GIOVANNI AMIGONE MANTOVANO Sinfonia prima per violino solo
    Ms Q. 34, 1613, Museo della Musica di Bologna

    GIOVANNI AMIGONE MANTOVANO Sinfonia terza per violino solo
    Ms Q. 34, 1613, Museo della Musica di Bologna

    GIULIO BELLI Canzon a 2, cornetto o violino e tiorba
    Concerti ecclesiastici, Venezia 1613

    BIAGIO MARINI La Grilla, Sinfonia a 2
    Madrigali op. II, Venezia 1618

    BIAGIO MARINI Invito all’allegrezza
    Scherzi e canzone op. V, Parma 1622

     

    Federico Gugliemo violino Andrea Amati Carlo IX, 1570 circa

    Cristina Fanelli soprano

    Davide Pozzi organo positivo da modello anonimo italiano del XVII sec., Walter Chinaglia, 2005

    Diego Cantalupi chitarrone copia di Matteo Sellas, collezione privata, Filippo Lesca, 2010

  • —————-

    Andrea Amati, violino Carlo IX 1570 circa

    Il nome di Andrea Amati viene citato per la prima volta in un documento di locazione rinvenuto negli archivi cittadini datato 1539. Il magister figlio di Gottardo, come si legge nell’atto, affitta una casa con bottega nel quartiere conosciuto come “isola” dove, negli anni a seguire, lavorarono anche altri grandi artefici della liuteria cremonese. Si ipotizza che Andrea costruì, a partire dal 1566, un’intera orchestra per la feste danzanti della corte francese; gli ultimi strumenti lasciarono Cremona probabilmente nel 1572, in occasione delle nozze di Carlo IX. Due secoli più tardi, la furia dei rivoluzionari francesi non risparmiò le opere del liutaio cremonese custodite a Versailles; l’orchestra di strumenti andò dispersa e in parte perduta per sempre. Il fondo, la testa e le fasce del violino presentano tracce dell’apparato decorativo che il tempo, in conseguenza dell’utilizzo dello strumento, lentamente ma inesorabilmente s’è portato via. Sulle fasce sono visibili solo poche lettere in foglia d’oro di quello che secoli fa era possibile leggere: Pietate et Justit(c)ia, il motto di Carlo IX, re di Francia, figlio di Caterina de’ Medici. Sul fondo, poco è rimasto delle decorazioni pittoriche che riproducevano lo stemma del re di Francia, al centro fra le figure della Pietà e della Giustizia e i bellissimi angeli reggi corona, ancora visibili sugli strumenti conservati nell’Ashmolean Museum di Oxford e nel Tullie House Museum di Carlisle in Scozia. Negli stessi anni, il magister cremonese costruì strumenti su cui è possibile leggere, sul fondo e sulle fasce, il motto Quo unico propugnaculo stat stabique religio (affinchè unico baluardo sia e resti la religione) e lo stemma di Filippo II, principe di Spagna, difensore dell’ortodossia cattolica. Andrea morirà nel 1577 dopo aver definito forma e proporzioni del violino; alla sua scomparsa i figli Antonio e Girolamo continueranno l’attività nella bottega paterna. Alcuni strumenti, fra i pochissimi esemplari oggi conosciuti, sono conservati in importanti musei tra cui l’Ashmolean Museum di Oxford, il National Music Museum di Vermillion in South Dakota, il Metropolitan Museum di New York e la Cité de la Musique a Parigi.

    Fausto Cacciatori
    Conservatore delle Collezioni MdV

  • —–

    Le origini del violino

    La storia della nascita del repertorio solistico per il violino resta un mondo parzialmente inesplorato e in parte sconosciuto anche agli ‘addetti ai lavori’.
    Se già nella seconda metà del Cinquecento il violino veniva usato in gruppi omogenei per accompagnare le processioni, è alla fine dello stesso secolo che lo strumento comincia a sviluppare un repertorio solistico.
    Attorno al 1566 giungeva a Cremona un compositore e violinista proveniente da Venezia: Marc’Antonio Ingegneri; era nato a Verona nel 1536, ma a Venezia aveva trovato lavoro come suonadoro di violino in una di quelle confraternite che accompagnavano le processioni della Scuola Grande di San Marco. Assunto come Maestro di Cappella della Cattedrale cittadina, forte dell’esperienza veneziana, fondò una Compagnia di suonatori ordinata a modo di orchestra, probabilmente una delle prime (se non la prima) orchestra ante litteram. Poco o nulla si sa dei violinisti che presero parte a questo gruppo di strumentisti, né soprattutto della loro formazione, ma è ormai accertata a Cremona l’esistenza di una scuola violinistica da cui la Compagnia di Ingegneri probabilmente attingeva suonatori.
    La stessa scuola formava naturalmente anche altre tipologie di suonatori di violino, e tra questi i maestri di danza, che a quel tempo eseguivano proprio sul violino le melodie da ballare.
    Nel 1612, a Wolfenbüttel, il compositore Michael Prætorius pubblicò il suo Terpsichore Musarum, un’imponente raccolta di 300 danze; per fare questo si avvalse della collaborazione di diversi musicisti, tra i quali molti maestri di ballo. Non deve trarre in inganno la presenza di tale François Caroubel, violinista e maestro di danza alla corte francese; dal 1576 abitava infatti a Parigi lavorando come violinista di Enrico III, ma solo qualche anno prima era partito da Cremona, sua città natale, dove era conosciuto con il suo vero nome: Pietro Francesco Carubello. Fu solo uno dei molti violinisti cremonesi che, tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento lasciarono la città per trovare fortuna all’estero.
    Accanto all’uso del violino come strumento facente parte di un gruppo omogeno di strumenti, verso l’inizio del Seicento comincia timidamente a nascere una vera e propria scuola solistica. Viene codificata una tecnica esecutiva, vengono consolidate le forme degli strumenti e si sviluppa una letteratura specificatamente dedicata al violino.
    Spesso non è facile individuare questo materiale poiché esso non veniva pubblicato in raccolte a sé stanti, ma tipicamente all’interno di libri di madrigali o mottetti.
    È il caso, ad esempio, dei brani di Giulio Belli, Giovanni Amigoni e di Giovanni Battista Riccio, o delle sonate di Innocenzo Vivarino, (indicate però nel titolo della raccolta: Il primo libro di mottetti, con otto sonate) che, come altri bani di questo disco, sono qui registrate per la prima volta.
    Verso gli anni venti del Seicento lo strumento ha ormai consolidato una personalità propria, e le grandi famiglie di liutai cremonesi ne hanno perfezionato forme e dimensioni. Il bresciano Biagio Marini dedicherà una decina di raccolte esclusivamente strumentali al violino, sfruttando lo strumento in tutte le sue potenzialità e caratteristiche: per la prima volta troviamo un’ampia e consapevole tecnica polifonica (le doppie corde, che diventano anche triple nella Sonata per violino a modo di lira), la scordatura, l’uso del tutto nuovo di passaggi rapidi e virtuosi anche nel registro basso, particolarmente ardui in considerazione delle grosse corde di budello che venivano utilizzate all’epoca. Numerosi altri compositori a partire dai cremonesi Claudio Monteverdi e Tarquinio Merula esalteranno invece un’altra caratteristica dello strumento, ossia la cantabilità e l’affinità alla voce umana, simile all’uso originario pensato da Ingegneri.
    Questi due aspetti del violino, quello virtuosistico e quello più ‘vocale’, unitamente alle grandi capacità artigianali e artistiche, ed alle approfondite conoscenze acustiche dei liutai cremonesi, faranno del violino l’unico strumento a rimanere pressoché immutato nel corso di oltre quattro secoli, in grado, allora come oggi, di meravigliare, stupire e commuovere gli ascoltatori.

    Diego Cantalupi
    —–

  •  

    Federico Guglielmo
    Definito dal Boston Globe “la nuova stella nel panorama della musica antica”, è riconosciuto per le sue esecuzioni di Antonio Vivaldi e Giuseppe Tartini dei quali ha registrato rispettivamente tutte le opere a stampa e l’integrale dei concerti per violino e orchestra. Il suo repertorio violinistico – eseguito principalmente su strumenti storici – spazia da Biagio Marini a Felix Mendelssohn; come violinista e direttore riserva una particolare attenzione anche al recupero di opere meno conosciute del periodo classico-romantico e a composizioni del XX secolo in stile neobarocco e neoclassico. Nato a Padova nel 1968 Federico Guglielmo ha iniziato lo studio del violino sotto la guida del padre diplomandosi, diciottenne, al Conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia.
    Come solista (violino barocco/classico) e direttore fa concerti in tutto il mondo. La storica The Academy of Ancient Music (Londra), la Händel & Haydn Society (Boston), Australian Brandenburg Orchestra (Sydney) sono solo alcune delle orchestre che lo hanno ospitato.

    Cristina Fanelli
    Barese, ha studiato canto presso il Conservatorio “Niccolò Piccinni” di Bari, sotto la guida del M° Domenico Colaianni. Approfondisce la prassi esecutiva antica con Roberta Mameli frequentando l’Accademia di canto “Rodolfo Celletti” ed eseguendo ruoli solistici in alcune cantate di Bach e nell’oratorio “San Nicola di Bari” di Bononcini. Nel 2015 vince il concorso come artista del coro della Fondazione Petruzzelli di Bari. Debutta nel 42° Festival della Valle d’Itria nel ruolo di Ricciardetta nel “Don Chisciotte della Mancia” di Paisiello. Nel 2017 ottiene ampi consensi di pubblico e critica interpretando alcuni ruoli monteverdiani (Lamento della Ninfa, Ballo delle ingrate) nel Festival di Martinafranca.

    Diego Cantalupi
    Nato a Milano nel 1968, ha studiato chitarra con Mauro Storti; il suo interesse per la musica rinascimentale, barocca e preromantica l’ha portato ad approfondire la prassi musicale antica, con Paul Beier (Civica Scuola di Musica di Milano) e Andrea Damiani (Conservatorio di Parma). Contemporaneamente si è laureato in Musicologia presso la Scuola di Paleografia e Filologia Musicale di Cremona – Università di Pavia.
    Il suo repertorio spazia dalla musica del Cinquecento fino a quella contemporanea, dal liuto, arciliuto, tiorba alla chitarra barocca e romantica. Collabora con i più importanti ensemble di musica antica italiani ed europei, come solista e continuista, esibendosi nelle sale più importanti in Europa, in Giappone e negli Stati Uniti. Ha registrato numerosi cd, come solista, come direttore dell’Ensemble L’Aura Soave da lui fondato, e come continuista. È docente di liuto presso il conservatorio di Bari.

    Davide Pozzi
    Considerato uno dei cembalisti più interessanti della sua generazione, si è diplomato con il massimo dei voti in organo e composizione organistica e in clavicembalo – fortepiano – clavicordo al Conservatorio“Giuseppe Verdi” di Milano. Ha poi proseguito i suoi studi alla Civica Scuola di Musica di Milano diplomandosi, sempre con il massimo dei voti, nella classe di organo barocco di Lorenzo Ghielmi. Qui ha anche proseguito con Laura Alvini lo studio del clavicembalo. Infine si è perfezionato alla Schola Cantorum di Basilea in organo con Jean-Claude Zehnder e in cembalo con Andrea Marcon. All’attività solistica sulle tastiere storiche e a quella di continuista affianca quella di direttore degli ensemble La Venexiana e della Mailänder Kantorei. Collabora con numerosi ensemble esibendosi nelle principali sale da concerto europee ed extraeuropee. È docente presso il Conservatorio di Como.